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Moleskine Piccoli Reportage. Scriveteci le vostre impressioni di viaggio... le pubblicheremo !!
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Bufali in Benin
Porga, 4 febbraio 2006 Sono le sei del mattino,si sente solo il ron-ron della Toyota che si sta scaldando. Yann,il P.H., arriva e dice all’ « equipaggio » appollaiato sul cassone : Tenetevi stretti,voglio arrivare prima dell’alba. E’ ancora notte fonda,ho sonno e dopo tre giorni di mancati avvicinamenti ai bufali,su questi stramaledetti poto-poto,i miei piedi gridano vendetta. Perbacco,questi bufali beninensi sono dei veri duri,molto piu’diffidenti dei caffers che ho cacciato nell’Africa dell’Est. Sobbalzo,l’auto si é fermata e fa marcia indietro: alla luce dei fari Yann ha intravisto una traccia,anche i trackers sono stupiti…come avrà potuto a questa velocità,e di notte,trovare una traccia fresca di bufalo?Comincio a comprendere perché qui lo chiamino “marabout”.Tra l’altro ,qualche anno orsono é miracolosamente sopravvissuto alle corna di un bufalo, malamente ferito da un cliente.Da quando,dopo mesi di ospedale é rientrato in ottima forma,il villaggio di Porga é convinto che lo spirito del bufalo sia entrato in lui.Non credo a queste forme animistiche ma non posso escluderle. Il sole si sta alzando,la savana si risveglia quasi intorpidita, con quei primi suoni e profumi che ti danno la pelle d’oca ed in questa atmosfera magica intravediamo le nuvolette di polvere tipiche dei branchi che si spostano. Yann decide,per via del vento e del sole, di seguire quello di sinistra ; ci avviciniamo chiedendo ad Eolo di placare,per una volta,i capricci del harmattan. I bufali sono vicini,li sentiamo grattare,rompere degli arbusti,il flebile muggito dei vitelli,Eolo ci ha ascoltato,il vento é in nostro favore. Marciamo per mezz’ora,attaccati l’uno all’altro,in fila indiana come formiche, ingobbiti,cercando di mascherarci con dei rami. Speriamo di raggiungere i quattro magri alberelli semibruciati a sessanta, settanta metri dal branco : ci siamo.Yann posa lo stick e con il binocolo cerca d’individuare un buon maschio.Faccio lo stesso ma a differenza del « syncerus caffer caffer »,con i bufali equinoziali,il distinguere maschi e femmine é riservato ai professionisti. Ecco-mi dice indicando un grosso bufalo nero- un bel trofeo ma strano. Ed inizia,come di consueto la danza: prima c’é un vitello che lo sorpassa,in seguito una grossa matrona lo copre,poi lui che si nasconde dietro ad un albero. Sono ormai le otto,la calura inizia e mi asciugo la fronte per evitare che al momento buono la cara gocciolina mi cada sull’occhio destro ; do’ un’occhiata al mirino che , troppo brillante per i miei occhi presbiti, ho oscurato con un pennarello prestatomi dalla figlia di Yann. Finalmente é solo ,la pallina del mirino occupa tutta la sua sua spalla destra e…BANG ! Il 500 N.E. risuona nella pianura : il branco s’immobilizza,le tortore tacciono e qualche uccello fugge,indignato di un risveglio cosi’improprio. Yann mi evita l’ansietà del dopo tiro :Colpito e.. bene-mi mormora- Apro l’express,introduco una solid e attendo. Durante quarantacinque minuti assistiamo ad uno spettacolo brutale ed incredibile: tutto il branco spinge,incorna e solleva il buffalo caduto, per ben quattro volte vediamo i suoi zoccoli in aria ! Non si tratta dei due giovani bufali che spingono il vecchio maestro solitario a rialzarsi o dell’ultima riverenza del branco che incoraggia il re caduto con piccoli tocchi,come avevo osservato altre volte. Scopriremo in seguito,seguendo le tracce della sua ferita,che il bufalo é stato spinto per piu’ di ottanta metri. Il tempo passa con la stessa lentezza della bruma che si sta dissolvendo,mentre davanti ai nostri occhi attoniti ed incapaci di comprenderne il significato, si svolge questa scena di vendetta o di amore,chi sa ? In piu’ un grosso maschio sauro si accanisce con passione sul mio bufalo : odio contro il dominante che ha cessato di regnare,oppure,ma non ci sembra, il desiderio di rimetterlo in piedi ? La calma ritorna,i bufali ricominciano le attività usuali,gli aironi riprendono il loro posto sui dorsi ingobbiti,il re é abbandonato vicino ad un albero. Bel maschio sauro -dice Yann- te la senti di tirarlo ? Sant’Uberto é con noi –gli rispondo- Qualche femmina guarda sospettosa nella nostra direzione ma siamo contro vento ed abbiamo il sole alle spalle. Cancello tutto dalla mia mente e ricomincio,soft al posto della solid,mi appoggio sullo stick e …di nuovo il valzer degli intrusi : i vitelli,le femmine,lui che si sposta dietro un altro. I bufali decidono di muoversi sulla nostra sinistra,il grosso sauro avanza lentamente,é a meno di cinquanta metri,girato di tre quarti. L’express sobbalza e questa volta l’ho scorto : ha scalciato all’indietro saltando e si é sdraiato vicino ad un arbusto. In un nugolo di polvere il branco parte al galoppo,fortunatamente nella stessa direzione,senza nessun riguardo per il bufalo ferito che cerca invece di risollevarsi,guardandoci. Tiro immediatamente e la palla lo colpisce al petto,ricarico osservandolo mentre Yann controlla,pronto ad intervenire. Ci avviciniamo lentamente alla sua destra,dalla parte ove si é sdraiato ; se fosse ancora vivo,gli occorrerebbero alcuni secondi per alzarsi e caricarci. Tiro un’ultima volta,da una diecina di metri,per sicurezza: gli inglesi sono soliti affermare che un bufalo é morto quando,diviso in due, é caricato sulla Land Rover,e condivido. Con la coda dell’occhio scorgo la 458 di Yann che sorveglia anche il primo bufalo, che professionista ! La cortina di tensione si abbassa brutalmente,ci abbracciamo tutti,i trackers io e Yann che mi dice : Tu festeggi un « doublè », io in piu’, il mio compleanno. La festa riparte e poi dopo le foto di rito,il mio entusiasmo si vena di quella sottile tristezza che,solo chi non ama la vera caccia potrebbe definire ipocrisia. Mentre la Toyota esprime qualche segno di disapprovazione per i poto-poto ed il doppio carico,rivedo questa mattinata come in un bel film,sapendo in piu’ che la parola « fine » mi attende nel bar del campo,nascosta in un eccellente whisky ghiacciato. Grazie Yann e buon compleanno « marabout » ! Mauro Vacchi Poto-poto : maligne protuberanze del suolo,consistenza cemento,originate da grossi vermi di terra. Harmattan : vento polveroso,instabile,proveniente dal Sahel. |
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HACUNA MATATA da ZANZIBAR Jambo amici. Sono Rudy Mentale, l’opinionista opinabile. I miei appunti di viaggio riguardano l’isola di Zanzibar (in Tanzania) dalla quale sono appena tornato. Z è la terra delle mille e una notte, delle leggende, delle fiabe e degli incubi degli schiavi che fino all’inizio del secolo scorso partivano da qui diretti ai campi di cotone del Nord e del Centro America. Del mare turchese e delle spiagge bianche che non scottano mai, composte di conchiglie e coralli frantumati così finemente che sembra di camminare sul talco. Occorre però fare attenzione. Occorre guardare sempre dove si mettono i piedi! Questa è Africa e in questo habitat che esplode di forme di vita, talvolta insidiose, può succedere, anche in pochi centimetri d’acqua, di mettere i piedi su un qualche riccio che qui hanno aghi lunghissimi. Oppure sulla carcassa piena di aculei di qualche pesce che, sorpreso dalla bassa marea, giace boccheggiante sulla spiaggia. La temperatura diurna non scende mai sotto i 25 e non sale mai sopra i 35 gradi centigradi, durante tutto l’arco dell’anno. Il sole a mezzogiorno è talmente a picco sulla testa che l’ombra si nasconde sotto i piedi. E’ quindi fondamentale proteggersi con creme solari e possibilmente con abiti nelle ore più calde, anche se può capitare di imbattersi in qualche matto con lo sguardo cianotico che ha deciso di praticare jogging a quell’ora. Gli abitanti di Z sono sorridenti e gentili con i turisti. Quasi tutti parlano un discreto inglese ma molti di loro amano cimentarsi con la lingua italiana, forse grazie al fatto che, come in Italiano, anche in swahili le sillabe finiscono quasi sempre con una vocale e per loro la nostra lingua risulta più facile e gradevole. I Beach Boys (così vengono chiamati i ragazzi che molto educatamente ti avvicinano presentandosi con nomi di fantasia come Antonio Banderas, Eros Ramazzotti o Marco Polo, per offrirti escursioni) sono giovani dai fisici asciutti e atletici, amano il calcio e sovente vestono magliette con i nomi dei loro idoli. Sulla spiaggia incontri anche giovani Masai che ti offrono i tipici manufatti del loro artigianato locale, oppure i Rasta con le tipiche treccine che ti avvicinano per offrirti Ganja per un viaggio extra.
Le donne sono sempre molto vestite con mille colori che esplodono nella grande luce di quelle latitudini. Sono quasi tutte piuttosto robustelle. Z sembra essere il paradiso delle donne di taglia forte e succede di frequente vedere passeggiare sulla spiaggia giovani zanzibarini atletici mano nella mano con giovani donne occidentali cicciottelle. 
Sono coppie che si formano e si sciolgono sulle spiagge perché si piacciono senza particolari fini, come avviene sulle spiagge di tutto il mondo. Attenzione però, l’aids in Tanzania riguarda comunque una sensibile fetta di popolazione. A Zanzibar potete decidere di fare i turisti o gli ospiti. Io preferisco di gran lunga la seconda opzione. Amo calarmi quanto più possibile nella vita locale e sbirciare i loro usi e costumi fino a venire accolto a male parole dalle donne che al tramonto si accalcano sulla spiaggia per comprare il pesce dai pescatori che a pochi decine di metri dalla riva ne riempiono le reti. Detestano essere fotografate. I giovani locali mi hanno dato l’impressione di avere un po’ di problemi con l’aritmetica e la matematica in generale. Spesso si sbagliano a dare il resto e faticano con le operazioni di calcolo. Forse ciò è dovuto alle scuole coraniche, che frequentano dall’età di otto fino ai 15 anni, che probabilmente privilegiano le materie spirituali e religiose a quelle tecniche. Affascinante è la semplicità dell’ingegneria navale tramandata da generazioni che consente loro di mettere in mare imbarcazioni rozze e mal rifinite ma estremamente efficaci anche in un mare molto agitato. Insomma, che dire? Qui tutto merita una visita, dalla deliziosa capitale Stone Town con i suoi palazzi coloniali e i suoi negozi, alla foresta delle scimmie rosse e alle piantagioni di spezie. Zanzibar è un’isola povera e ricca allo stesso tempo, come la sua gente sorridente e fiera, che vive all’insegna di hacuna matata (non c’è problema). Insomma, da non perdere e attenti agli operatori turistici che in alta stagione hanno il vizietto di vendere più posti di quelli disponibili. Asante sana Rudy Mentale |
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Appena tornato dall’India ripenso al fatto che il 15 ottobre ero a New Delhi al mercato di Pahar Ganj, il mercato degli hippies,dove ci sono le pensioni da due dollari. Due settimane dopo le bombe hanno seminato morte dove io ero passato. Hanno spento le luci della festa del Diwali(la festa della luce che simboleggia la vittoria di quest’ultima sulle tenebre sic!!) che per quanto riguarda il caos da acquisti ricorda i giorni che da noi precedono il Natale. La globalizzazione è anche terroristica e colpisce l’India,come se non le bastasse l’invasione occidentale con i suoi modelli,i suoi riti,le sue paranoie,arrivano anche le bombe come in Spagna in America, in Egitto ecc. Cara vecchia India, spero abbia ragione Terzani quando diceva che digerirai tutte queste intrusioni e dopo un bel rutto liberatorio(aggiungo io) assisterai al funerale dell’Occidente. Ma per la miseria in quale altro paese puoi vedere una scimmia in centro città attraversare la strada sui fili della luce, vederti offrire un passaggio(sempre in centro) su un carro tirato da un dromedario,vivere incoscientemente in quel caos cosmico che istintivamente riporta al caos della creazione. Conoscere gente che vive come se dovesse morire dopo dieci minuti, tu abituato a frequentare persone che vivono come se fossero immortali. L’India manterrà le sue peculiarità e tra non molto un paese dove sembra (e sottolineo sembra) che non funzioni niente ci farà il culo. A Mandawa mentre osservavo delle splendide haveli(circondate da fogne a cielo aperto) un americano schifato (dalle fogne) commentava:”this is impossible”. Ma certo in culture dove il grado di civiltà si misura in fogne chiuse o aperte… Ma l’Oriente in futuro alzerà la testa e questo, fratello americano, ”is possible”. Namastè.
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Un
pomeriggio di sei anni fa partiamo in aereo da Kajuraho per Varanasi
(Benares) la città sacra per eccellenza in India, caoticamente
e metafisicamente adagiata sulle rive del Gange.
Arriviamo
verso le cinque al mitico Clark’s hotel dove negli anni ‘60
soggiornarono Pasolini e Moravia durante il loro viaggio nel sub
continente indiano (e “l’Odore dell’India” è sempre
con me come una sorta di guida alle emozioni).
Andiamo
subito sui “gath” (gradinate) del Gange con un trasferimento
incredibile dove l’inferno si materializza ai lati della strada e
ci accompagna sino alle sponde del sacro fiume. Arriviamo che è
già buio e tra matrimoni, riti, santoni, in lontananza si
scorgono le pire funerarie e tante fiamme stanno a indicare
altrettanti cadaveri che bruciano.
E’
la morte sempre presente e la vista è incredibile. Sensazione
profonda di trovarci fuori dallo spazio e dal tempo (tornato a casa
scopriamo che la leggenda vuole che Benares sia una città
magica sospesa al di fuori dello spazio e del tempo!!!)
Prime
avvisaglie di guai fisici per me.
Domani
sveglia alle quattro per vedere il rito del sole, le abluzioni e gli
ultimi fuochi avvolgenti la morte.
Passo
la notte a vomitare e alle quattro preferisco restare in albergo da
dove ho scritto queste note con il sottofondo di tamburi e canti
provenienti da chissà dove.
Bruna
è andata, sentirò il suo racconto al ritorno.
Terribilmente
invidioso nei suoi riguardi per un’emozione che questa maledetta
infezione mi ha negato.
In
mattinata puntata a Sarnath per vedere l’albero sotto il quale
Buddha ricevette l’illuminazione.Io sto già meglio,comincia
un’altra storia.
Ma
l’India è già dentro di noi. |
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